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IL CASTELLO DI POGGIODIANA
di Giuseppe RIZZUTI
 
 

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Il Castello di Poggiodiana rappresenta una testimonianza sicuramente importante e per certi versi unica dell'architettura civile e militare del Medioevo. Abbarbicato su di una altura molto vicina alla cittadina di Ribera, si erge su di uno strapiombo al cui piede scorre il fiume Verdura. Luogo impervio per la quasi totale assenza di vie di accesso, è anche difficile da apprezzare a distanza, in quanto l’altitudine del promontorio su cui è posto è poco elevata, benché sia dominante rispetto alle aree immediatamente circostanti.
Il tutto è inserito fra due costoni rocciosi che appena lo sovrastano, per cui dalla provinciale che da Ribera va verso S. Anna, in contrada Martusa, si può solo intravederne qualche brano sulla destra, attraverso le chiome degli alberi di un recente rimboschimento. Se vi si rivolge lo sguardo da sud-est, venendo da Agrigento, non si riesce ad ammirarlo in tutta la sua maestosità confondendosi nel colore e nella forma con l’ ambiente circostante. Bisogna risalire invece lungo il corso del Verdura per restare affascinati dalla vista dei suoi ruderi maestosi svettanti verso il cielo. Anche se il colpevole abbandono degli uomini aggiunto alle ingiurie del tempo ne hanno fortemente mutilato le strutture, tuttavia la vista di quelle compagini murarie fino a qualche anno fa malferme e pericolanti, ma maestosamente inerpicate sul promontorio fa tornare la mente del visitatore indietro di molti secoli, a quando cioè cavalieri e dame del Medioevo avevano dimora in quella roccaforte, da tutti chiamata Poggiodiana (seppure avvolta nel mistero delle sue origini storiche). Questa sensazione non si avverte solamente per l'alone di magia che avvolge generalmente gli antichi manieri, ma soprattutto per le confuse notizie che riguardano la sua fondazione e il modo in cui le sue strutture siano state più volte trasformate nel tempo.
Le due diverse denominazioni che si avevano per un solo sito, cioè Misilcassim, nome di chiara origine araba, e l’attuale nome Poggiodiana avevano tratto in inganno nel passato non pochi studiosi tanto che più d’uno aveva pensato che ai due diversi nomi corrispondessero altrettante strutture: alla seconda la nostra e alla prima non si sapeva che cosa. Lo storico saccense Ignazio Scaturro affermò invece che Misilcassim e Poggiodiana non erano altro che due nomi per un'unica struttura architettonica.
Il dilemma è stato risolto dallo studio fatto da due studiosi riberesi alcuni anni addietro, Raimondo Lentini e Giuseppe Scaturro, che hanno raccolto in un testo molto ben fatto le loro conclusioni.
Si può leggere appunto nella prefazione al loro studio:"…La ricerca di archivio permette...di provare definitivamente che Misilcassim e Poggiodiana sono due toponimi relativi a due distinte fasi della vita di uno stesso insediamento. Il casale e la torre che le fonti del XIV e XV secolo chiamano Misilcassim (un toponimo arabo che rimanda, evidentemente, almeno al XII secolo), verranno sostituiti nella seconda metà del XVI secolo da un grande castello residenziale. Il nuovo toponimo, cortese e toscaneggiante, sarà scelto in onore di una Diana Moncada, moglie di Giovanni Vincenzo de Luna, feudatario del luogo, o forse di un'altra nobil donna della famiglia de Luna, anch'essa di nome Diana."
Vale la pena di ricordare che la ristrutturazione avuta dal castello nel XIV secolo è avvenuta ad opera di Raimondo Peralta in contemporanea alla costruzione del Castello di Sciacca comunemente chiamato Luna, probabilmente utilizzando la medesima manodopera. I due studiosi asseriscono anche che il nostro è uno dei pochi esempi di castelli che hanno subito una ristrutturazione in epoca rinascimentale, quindi in epoca successiva al medioevo, cosa che raramente è avvenuta in altri castelli siciliani, i quali in massima parte cadranno in abbandono seguendo il decadere dei loro feudatari “politicamente inquadrati e militarmente superflui nel contesto della Sicilia viceregia. L'obsolescenza e la rovina cominciarono quindi prestissimo per molti fortilizi medievali dell'Isola.”
Si è certi invece che il castello di Poggiodiana, utilizzato fino a tutto XVII secolo, invece, abbia ricevuto continui interventi di restauro e manutenzione fino a quell’epoca. Si pensa quindi che possa essere stato abbandonato alla fine del Seicento, forse in seguito a danni eventualmente subiti a causa del sisma del 1693, che lo avrebbe danneggiato irrimediabilmente.
Fin qui lo studio, ma tornando alle nostre considerazioni possiamo dire che negli anni scorsi si era sempre sentito parlare di questo castello, solamente e giustamente, in termini di abbandono e di degrado; varie petizioni sono state rivolte da diverse organizzazioni culturali sia verso le istituzioni che verso gli organismi di tutela, i quali peraltro non erano mai potuti intervenire in quanto la struttura è di proprietà privata.
Per la verità neanche il Comune di Ribera, nel cui territorio sorge il castello e ne costituisce anche il suo emblema, si era mai occupato più di tanto per acquisirlo in qualche modo considerando che la struttura è stata oggetto di un passaggio di proprietà fra privati negli ultimi venti anni e pare a cifre non folli.
Tale Riccardo Scrott con residenza nel padovano - oggi scomparso - assieme a gente della zona, l’hanno acquistato alcuni anni fa lasciandolo però nel colpevole abbandono. Tuttavia a seguito del recepimento da parte della Regione Siciliana del DPR 368/94 la Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento aveva potuto iniziare le procedure per sostituirsi ai proprietari inadempienti, procedure che sono state avviate e che oggi hanno portato al restauro del castello.

 

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