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LA CHIESA DEL SAN SALVATORE
di Giuseppe RIZZUTI
 
 

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La Chiesa del Salvatore è collocata ad Ovest del Piano della Matrice, in uno spazio urbano fortemente qualificato e di eccezionale valore paesaggistico, a pochi passi dall'ingresso del Castello della Regina Sibilla (normanno), appartenuto alla famiglia Luna, e detto comunemente Castello Nuovo per distinguerlo dall'altro posto sul costone roccioso opposto, edificato in epoca bizantina. Lo spiazzo confina a sud con l'antichissimo quartiere Terravecchia, il più alto e antico della città. L'importanza storica del luogo è confermata dalla presenza di emergenze monumentali, che costituiscono esempi assai rari della cultura normanna siciliana.
La severità dell'espressione linguistica e la completa assenza
di qualsiasi intenzionalità decorativa rendono l'opera davvero rara nel suo genere ed estranea al clima culturale della Sicilia occidentale. Originariamente il manufatto era inserito entro la cerchia muraria; oggi è libero da altri fabbricati e occupa ormai uno spazio periferico rispetto all'attuale centro cittadino. La Chiesa del Salvatore, dalla sua fondazione ha subìto nei secoli diverse manomissioni; proprio per la sua ubicazione a pochi passi dall'ingresso dell'antico castello appartenuto alla famiglia Luna, sarà stata utilizzata, con buona probabilità, come cappella ad uso dei castellani. Dal punto di vista architettonico possiamo dire che l'impianto originario, a navata unica a pianta rettangolare, è realizzato con muratura di pietrame informe e con tetto a capanna, privo di intonaco esterno.
La porta di accesso originaria, ancora visibile, era aperta come di consueto nel lato ovest. Successivamente, in una delle tante manomissioni è stato inserito il prezioso portale di chiaro gusto Chiaramontano, lungo la fiancata sud. La sua collocazione peraltro non è stata fatta a regola d'arte, cosa evidenziata dalla cattiva sovrapposizione dei conci. La stessa simmetria del portale non è perfetta, essa risulta, infatti, sbilanciata verso destra e la stessa muratura, utilizzata per la costruzione di una parte del muro d'ambito su cui è stato inserito, è in conci isodomi mentre il resto della costruzione è fatta di muratura di pietrame informe.
L'ingresso originario (ad ovest) immetteva in un vestibolo con soppalco ligneo atto a sorreggere il coro. L'interno è un rifacimento barocco che, della originaria chiesa normanna conserva oltre alla storia un'acquasantiera a pianta ottagonale poggiante su una colonna granitica e poco altro. La navata è coperta da volta a botte, con unghie di raccordo sulle lunette del secondo ordine; è suddivisa in tre campate da archi lievemente aggettanti che si dipartono dalle paraste. Il pavimento è formato da mattonelle di ceramica maiolicata con una colorazione che dà sull'azzurro. Nella navata quattro affreschi, due per lato, raffigurano episodi della vita del Salvatore; essi sono definiti da cornici modanate in stucco. A causa dell'umidità pregressa le immagini sono gravemente degradate, come pure il motivo del falso balaustrato che compare sul parapetto del coro. La semplice superficie interna delle pareti è interrotta da una serie di paraste leggermente aggettanti che sostengono la cornice marcapiano. Il presbiterio semi circolare, leggermente rialzato è diviso dalla navata da una ringhierina in ferro battuto.
Stucchi, cornici e paraste sono piuttosto lineari e scevri da ogni eccessivo decorativismo. L'altare maggiore in muratura e legno, dedicato a Cristo Risorto, è costellato da puttini e figure sacre in stucco, di schietto gusto popolare, ormai parzialmente crollato. Dietro l'altare una porticina conduce all'attiguo oratorio, di ridotte dimensioni, unico corpo edilizio che vi si affianca, a pianta quadrata e copertura semicurvilinea che è stata la sede della Confraternita del SS. Salvatore (Sarvaturara), l'ultima sopravvissuta in attività a Caltabellotta. Tale con fraternita sfilò con i suoi tradizionali costumi bianchi per la festa di Pasqua fin verso la fine degli anni '50. Oltre a due antiche torri di epoca normanna, la torre del Martorio e la torre della Galofara, il quartiere era ricco, fino a poco tempo fa, di preesistenze che testimoniavano l'utilizzazione dell'area anche in epoca molto remota. La Chiesa è quasi sempre chiusa, tranne che nei brevi periodi delle grandi solennità religiose come la Pasqua e la tradizionale festa della Madonna dei Miracoli e del SS. Crocifisso; in essa sono custodite le tre statue processionali della Pasqua: il Cristo Risorto, la Madonna e S. Michele Arcangelo, che viene portato in spalla dai giovani del paese per quasi tutta la notte di Pasqua ad annunciare la Resurrezione oltre che per l' "Incontro".

 

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